Acne: questione di ormoni?

Sono in molti, al giorno d’oggi, a soffrire di acne: una malattia della pelle che troppo spesso viene sottovalutata perché scambiata per la comunissima “acne polimorfa volgare” (meglio detta come acne giovanile), che colpisce appunto i giovani a partire dai 13 ai 19 anni e che tende a scomparire intorno al venticinquesimo anno di età.
In realtà, le cause dell’acne sono varie e differenti a seconda dell’età in cui essa si manifesta: c’è sicuramente da dire che negli adolescenti la componente ormonale svolge un ruolo determinante, perché nei giovani si assiste ad una maggiore produzione di androgeni, i quali provocano una maggiore secrezione sebacea, quindi una maggiore attività delle ghiandole, che, se affiancata ad un difetto di crescita della pelle, si può innescare un processo infiammatorio che comporta la presenza di un batterio, il propionibacterium acnes, che appunto è in grado di provocare la comparsa dei tanto odiati brufoli.
Negli adulti, invece, la situazione è nettamente differente: essa può colpire in maniera più costante le donne, perché il sesso femminile è maggiormente soggetto a cambiamenti ormonali – che possono appunto provocare l’insorgenza dell’acne – sia nel periodo mestruale – in questo caso si verifica la presenza dell’acne mentoniera, tipica di questo periodo – sia nel periodo relativo alla caduta dei livelli di estrogeni che si verificano in menopausa.
A questo va chiaramente aggiunto il fattore ambientale: possono essere causa di insorgenza o peggioramento dell’acne sia il clima che l’inquinamento dell’aria. Il primo, se particolarmente umido, favorisce la proliferazione di batteri, mentre il secondo, analogamente a scarsa igiene, può ostruire le ghiandole sebacee impedendone così la respirazione.
Inoltre, un terzo elemento importante per comprendere la presenza dell’acne sulla propria pelle – a prescindere che si tratti di adulti o giovani – è l’uso di cosmetici particolarmente oleosi: essi andrebbero evitati perché favoriscono la proliferazione dei batteri.

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